MICOTOSSICOSI NELLA SPECIE BOVINA

Il problema delle micotossine in allevamento impatta in modo forte sul bilancio economico e sulle performance di stalla.

Negli ultimi anni ci siamo sempre soffermati a monitorare la B1 negli alimenti, soprattutto per rimanere nei limiti dell’M1 nel latte, ma le micotossine pericolose per l’allevamento e quindi per l’uomo sono numerosissime, ed anche in caso di livelli di M1 nel latte molto al di sotto dei limiti di legge, possiamo avere la presenza di altre micotossine a livelli dannosi per l’animale.

Il problema delle micotossine è di rilevanza mondiale, le micotossine sono metaboliti tossici e/o cancerogeni prodotti da ceppi fungini che in base alle condizioni ambientali, gestionali e climatiche possono proliferare in modo importante.

Tra le micotossine le aflatossine sono le più conosciute e monitorate. Le Aflatossine B1, B2, G1 e G2 sono prodotte da miceti del genere Aspergillus flavus e Parasiticus.

Le aflatossine nel bovino causano alterazione della funzionalità epatica, encefalopatie, edemi e riduzione dell’assunzione di alimento, associata ad una riduzione della produzione di latte (1).

Conoscere il livello di contaminazione degli alimenti è fondamentale per prevedere il rischio di superare il limite dei 50 ppt di M1 per Kg di latte.


 

Esempio di calcolo dell'’M1 nel latte:

Supponiamo per semplicità di avere un tasso di passaggio medio nel latte “Carry-over” del 3% medio rispetto al totale della aflatossina B1 ingerita.

Ricordiamoci che la misura analitica della aflatossina B1 negli alimenti è in ppb (microgrammi o parti per miliardo). La misura dell’M1 nel latte è in ppt (parti per trilione cioè una su mille miliardi).

Supponiamo di avere un silomais con 5 ppb di B1 per Kg di s.s. e di averlo inserito in razione a 27 Kg.

27 Kg (al 33% di s.s.) sono 9 Kg di secco per 5 ppb di B1 sono 45 ppb di aflatossina B1 ingerita al giorno per animale.

Il tasso di passaggio è il 3%, come abbiamo detto, quindi ci ritroveremo nel latte 1,35 ppb del metabolita M1 il quale però è misurato in ppt (dobbiamo quindi moltiplicare per mille) , arriviamo dunque a 1.350 ppt di M1 nel latte, i quali vanno divisi per il latte prodotto, supponiamo 30 Kg (quindi 1350 ppt/30 kg = 45 ppt) quindi possiamo prevedere un livello di M1 nel latte di 45 ppt/Kg.

I metodi analitici sono sostanzialmente 2: ELISA- rapido con risultati in tempi brevi e HPLC- più lento e costoso ma molto più preciso e affidabile (se siete a rischio richiedete sempre l’HPLC).


 

Le ocratossine sono prodotte da Aspergillus ochraceus e Pennicillum Verrucosum, sono nefrotossiche per tutti i mammiferi e di provata attività cancerogena.


Micotossine da Fusarium

Le tossine da Fusarium spp non sono particolarmente dannose per l’uomo ma lo sono per gli animali. La contaminazione da Fusarium nei cereali per l’alimentazione zootecnica è purtroppo molto estesa.

A questa categoria appartengono Zearalenone, Fumonisine e Tricoteceni.

Lo Zearalenone è classificato come “endocrine distruptor” (1) per la sua azione simil-estrogenica. Nella bovina da latte colpisce l’apparato riproduttivo, l’ingestione di ZEA causa l’iperestrogenismo e la riduzione del tasso di concepimento, con manifestazioni estrali anomale e conseguente calo produttivo.

Fumonisine- la B1 tra le fumonisine è la più tossica per i ruminanti, anche se a concentrazioni elevate. La Fumonisina B1 è epatotossica e neurotossica, inoltre colpisce in modo importante le performance riproduttive.

Deossinivalenolo- il DON conosciuto anche come “vomitossina” insieme alla T2 sono i due principali tricoteceni tossici per la bovina.

Il DON è spesso utilizzato come marker per rilevare la presenza di altre micotossicosi perché purtroppo le micotossine NON SONO MAI DA SOLE!

Il DON provoca un calo di ingestione e di produzione, è stato stimato che la presenza di 0,8 ppm (800ppb) nei concentrati è in grado di determinare un calo produttivo di circa 2Kg/capo/gg (2).

Il rifiuto del cibo è spesso associato al rigurgito (da cui il nome vomitossina) e a diarrea con feci mal digerite.

Al DON viene anche attribuito un ruolo citotossico, istolesivo e proinfiammatorio. A livello di allevamento si è visto che a concentrazioni di DON nell’unifeed pari a 500 ppb per Kg di s.s abbiamo già la manifestazione clinica della tossicosi.

Tossina -2- La tossina T-2 è immunotossica, agisce come potente inibitore della sintesi proteica (3) e interferisce con i processi sub-cellulari quali il trasporto attraverso le membrane, la permeabilità delle stesse ed il metabolismo energetico.

La sua azione immunodepressiva si esplica con una diminuzione della concentrazione sierica di IgM, IgG, IgA e una diminuzione della funzionalità dei neutrofili e della blastogenesi dei linfociti (4).

Nel bovino la contaminazione con T-2 è associata a forme emorragiche intestinali, gastro enteriti e ulcere abomasali, spesso con esito infausto.

Colpisce le performance produttive e riproduttive causando anoressia, diarrea, calo della produzione di latte, arresto del ciclo estrale.

La T-2 è inoltre in grado di ritardare la maturazione dei follicoli e l’ovulazione, tale per cui gli animali inseminati con evidenti segni di calore al momento giusto, risultano poi non gravidi.

L’azione della T-2 si manifesta anche a bassissimi dosaggi.


Di seguito una tabella riassuntiva dei limiti (controversi e sempre in evoluzione) consigliati, per gentile concessione del Laboratorio Analisi Zootecniche



In conclusione ricordiamoci che la multi-contaminazione è sempre presente, non accontentatevi di monitorare solo L’ M1 nel latte ma controllate anche Fumonisina, Zearalenone e DON.

I danni delle altre micotossicosi possono essere economicamente più gravi rispetto al superare la soglia di M1 nel latte.

Analizzate con frequenza gli alimenti a rischio, stoccate sempre in luoghi asciutti e puliti.

L’utilizzo di leganti specifici, l’analisi degli alimenti a rischio e la scelta del piano alimentare più idoneo in presenza di tossicosi possono fare la differenza.



(1) C.A. Sgoifo Rossi et al. Large Animal Review 2011; 17: 237-245

(2) Whitlow L.W., Hagler W.M. (1987) The association of productivity losses in dairy cows with deoxynivalenol.

(3) Nebbia C. (2009) In: Residui di farmaci e contaminanti ambientali nelle produzioni animali, Edises S.r.l. Napoli 453-480

(4) BlacK R. D. McVET D.S., Oehme F.W. (1992) Immunotoxicity in the bovine animal. Vet Hum. Toxicol. 34:438-442



0 commenti